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CROCEVIE NELLA RICOSTRUZIONE STORICA ED IN QUELLA IMMAGINATA
Non è facile ricostruire la storia di un centro apparentemente “senza storia”, essendosi questa disegnata, nel corso del tempo, attraverso il lavoro dei campi e dei silenziosi sacrifici di una particolare categoria di lavoratori quale quella dei contadini.
Vincenzo Adragna, ericino e storico, tratteggia l’aggregazione dei centri abitati di Custonaci e San Vito attorno ai famosi santuari di S. Marco Paparella, lungo un’importante via di comunicazione tra Trapani e Palermo.
Crocevie, appartata e vicina a grosse proprietà terriere, di cui sono testimonianza il baglio di Mafi (1602), centro di un feudo di 435 ha, appartenente al Barone Ripa ed in seguito agli eredi del Conte Fardella (Cfr.G.Lorenzoni – Vol.V, pag.624) e di Giardinata (1760), deve probabilmente le sue origini al lavoro contadino.
Il Carvini fa derivare il nome di Crocevie dall’incrocio delle diverse strade che intersecano l’abitato e che conducevano, e conducono, proprio all’interno delle grandi proprietà terriere citate.
Verosimilmente è stato questo un motivo che ha prodotto il nostro insediamento, considerando anche la disponibilità di bracciantato, ampiamente utilizzato sino alla prima metà di questo secolo.
In passato il fenomeno appare pure riconducibile alla istituzione delle “sparecchiate” che erano luoghi di particolare vocazione agricola, per la topografia e per la fertilità dl terreno.
Tali luoghi, a partire dal XV secolo, venivano isolati all’interno dei feudi ed affrancati dall’onere della servitù di pascolo, prendendo spunto dall’esperienza della piccola proprietà, coltivata in proprio o affidata ai “borgesi” ed operante sin dal XIII secolo.
La cultura contadina a Crocevie si è mantenuta sino ai giorni nostri, infatti, le attività artigianali rappresentano un fatto fisiologico, deputato al servizio delle esigenze della comunità.
Ugualmente dicasi per le attività imprenditoriali che, nel settore agroalimentare, esprimono ancora gli schemi ereditati dalla tradizione.
A partire dagli anni ’60, l’impianto a vigneto di superfici, sempre crescenti, di territorio e la fondazione della Cantina Sociale Ericina hanno indirizzato l’agricoltura verso un rinnovato modo di produrre, nella continuità storica e culturale della gente di Crocevie
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